Letteralmente dei “laboratori di fabbricazione” in grado di sfornare prototipi, ma anche piccole serie di prodotti, di altissima qualità, a costi bassissimi rispetto all’industria tradizionale e, soprattutto customizzati. Questi si possono progettare con appositi programmi e stampare oggetti tridimensionali in diversi materiali, dove si possono assemblare e programmare device elettronici e meccanici di ogni genere e dove, poter trasformare le idee in concreta realtà. Laboratori dove sono disponibili strumenti, attrezzi, tecnologie e soprattutto persone competenti in diversi campi tra cui i già citati sistemi di stampa 3D o altre tecnologie di elettronica fai da te. Parole chiave in questo ambito sono personal fabbing, prototipazione, interattività, contenuti tecnologici all’avanguardia, il tutto con l’obiettivo principale di costruire innovazione e nuove forme di economia locale e sostenibile grazie al meccanismo dell’open source e dei Creative Commons. Il concetto di FabLab nasce da un’idea del prof. Neil Gershenfeld del MIT, università di ricerca statiunitense. L’idea è legata ad un laboratorio in grado di collaborare a distanza ed elaborare progetti in forma digitale. L’accesso al laboratorio deve essere pubblico (almeno in una parte della settimana). Il laboratorio deve avere un insieme di strumenti e processi condivisi con tutta la rete dei FabLab. L’idea è che un progetto realizzato all’interno di un FabLab, possa essere riprodotto facilmente in tutti gli altri laboratori, quali che siano i loro paesi e continenti. Il laboratorio deve essere attivo e partecipe della rete globale dei FabLab, non può isolarsi né entrare in competizione ma deve collaborare con gli altri laboratori.

Concretamente..

1)Uno spazio per bit e atomi: l’obiettivo principale di un FabLab é quello di essere uno spazio per la sperimentazione sull’incontro tra bit e atomi, tra informazione e materia, e non solo prototipi quindi.
2)Parte di una rete: significa fare parte di una rete globale costituita da nodi locali in comunicazione fra loro.
3)Una comunità: quella locale dei propri utenti e quella globale della rete di tutti i FabLab.
4)Un insieme di strumenti: possiamo partire da uno spazio o da una comunità ma sostanzialmente senza un certo numero di tecnologie di fabbricazione digitale non abbiamo un FabLab.
5)Un insieme di conoscenze: gli utenti si aspettano di avere accesso a conoscenze, esperienze e abilità specifiche all’interno di un FabLab.
6)Un insieme di processi: i FabLab dovrebbero anche condividere la maggior parte dei processi, per poter davvero permettere una collaborazione efficace tra tutti i nodi della rete.
7)Un servizio: anche se all’inizio può sembrare strano, i FabLab offrono dei servizi, e come servizi dovrebbero essere progettati.
8)Non é un franchising: non bisogna pagare nulla al MIT o alla Fab Foundation, il logo può essere usato liberamente, e cosí via (non c’é neanche un manuale preciso su come svilupparlo e gestirlo).
9)Un business: che il FabLab nasca in una organizzazione (pubblica o privata) che lo finanzia, che inizi indipendentemente, é sempre una forma di business, nel senso che ci sono affitti, spese, fornitori, stipendi da pagare, partnership da sviluppare, e il tutto deve essere bilanciato.